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- Michele Placido, 'il mio Celestino forte e gentile.
Quase todos o lembram pelo famoso verso de Dante: “vi e conheci a sombra daquele / que, por covardia, fez o grande recuo”. Celestino V renunciou ao trono pontifício em 13 de dezembro de 1294, após poucos meses de pontificado, permitindo, de fato, a eleição de Bonifácio VIII, duramente adversado pelo grande poeta, que por isso o coloca no Inferno entre os ignavos.
Eppure nel film tv 'L'eremita che diventò Papa', presentato in anteprima alla 78/a edizione del Prix Italia a L'Aquila e in onda prossimamente su Rai1, emerge una figura diversa, che sfidò il potere e dimostrò grande coraggio.
Nos papéis de Pietro da Morrone, o eremita da Maiella que em 1294, com 84 anos, foi eleito papa, há Michele Placido. “Há uma coincidência nas minhas biografias e na de Celestino V, ele morreu em 19 de maio, no mesmo dia em que eu nasci.”.
Penso che a volte ci sia un disegno di qualcuno che si diverte - ha raccontato l'attore -. In questo film l'emozione è stata quella di trovarmi di fronte a un personaggio raro, una di quelle persone che hanno dato un senso al lavoro.
Per Celestino vale quello che dicono gli abruzzesi: bisogna essere forti e gentili". Placido ha rivelato che era sul punto di rifiutare la parte: "Il regista mi ha fatto vedere dove saremmo andati: la neve, i rifugi, i luoghi di Celestino.
Temevo di non farcela, poi ho pensato: 'Ma se ce l'ha fatta lui a 84 anni,,,'. Dal primo ciak ho capito che c'era una grande squadra". Il racconto si concentra sui due gesti di Celestino V, destinati a lasciare un segno profondo nella storia della Chiesa.
O primeiro é a Perdonanza, concedida em 29 de agosto de 1294 com a Bolla do Perdão: um ato que ainda hoje está no centro da tradição aquilana, reconhecida pela UNESCO como Patrimônio Cultural Imaterial da Humanidade.
Il secondo è la rinuncia al pontificato, un atto senza precedenti: è la scelta di un uomo che rivendica la propria libertà di fronte alle pressioni politiche del suo tempo e, in particolare, al controllo di Carlo II d'Angiò, re di Napoli.
Il film tv, tratto dal libro 'Celestino, Papa, eremita e santo' di Maria Burani, è stato realizzato da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction. "Il limite sono sempre le risorse - ha sottolineato il fondatore di Petito, Agostino Saccà.
Dovevamo girare un film su un personaggio del Medioevo che prevedeva scene, costumi e ricostruzioni costose". "Ognuno di loro - ha aggiunto rivolgendosi agli attori -, pur di impegnarsi in quella storia, ha preso meno di quello che sarebbe stato il loro compenso naturale, a partire da Placido.
Questo per sottolineare che il cinema è fatto anche con tanto amore". "Non volevamo fare una lezione di storia, ma un film che potesse trasmettere emozioni - ha spiegato il regista Edoardo Re.
Nello stesso tempo volevamo trovare una chiave che permettersi a questi mondi di trovarsi. L'obiettivo era trasmettere una storia e le storie si trasmettono attraverso le emozioni.
Tra gli interpreti anche Giovanni Scifoni, nel ruolo del narratore. "Io sono il portatore di questa chiave particolarissima. Non si tratta di una docufiction ma un film con un giullare che porta il pubblico dentro la storia", ha detto l'attore romano.
Ele, por outro lado, é abruzzês e quis enfatizar as paisagens montanhosas da região que servem de pano de fundo ao filme Giacomo Ferrara, que interpreta o confrade Roberto da Salle: 'Para mim, crescido na Maiella, contar essa história tem um significado ainda mais importante.
Essendo cresciuto in montagna mi trovo d'accordo col senso che Celestino aveva nei confronti della natura e di Dio attraverso la natura.
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