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- De Cataldo: 'Romanzo Criminale in lirica è un sogno che si avvera.
Magistrato, scrittore, sceneggiatore, infine drammaturgo: Giancarlo De Cataldo racconta da decenni la cronaca contemporanea intrecciandola al potere e alla criminalità.
Questa sua linea creativa lo ha portato a successi come Romanzo Criminale e Suburra, per citarne due tra i più noti, e lo ha portato con la stessa coerenza a scrivere sul risorgimento nell'angolatura speciale di Noi Credevamo diretto da Mario Martone.
E oggi "mi porta alla storia di Giacomo Matteotti, al progetto cinematografico scritto con Mimmo Rafele e Nicola Ravera Rafele per Gianni Amelio - racconta all'ANSA De Cataldo, premiato al Capalbio Film Festival di Steve Della Casa e Daniele Orazi - I tempi.
Non ne ho idea, il bello e il brutto dello scrittore è che il suo compito finisce con la scrittura, non si occupa degli aspetti produttivi e non mi sembra un tema facilissimo.
Está em livraria agora com o último romance policial, com protagonista o personagem Manrico Spinori, chamado o Contino, investigador fascinante, de origens nobres, com uma equipe de apenas mulheres, *Delitto in cornice*, o sétimo romance desta série best‑seller da Einaudi.
Andrà avanti? "Manrico Spinori tornerà ma sto finendo di scrivere un nuovo romanzo, una cosa diversa". Spinori è un accanito melomane e qui il collegamento con l'ex magistrato è chiaro, essendo diventato anche lui un grande amante del genere.
Da dieci anni mi occupo molto di opera lirica, è diventata una grande passione e ora sto per coronare un sogno: Romanzo Criminale in opera lirica. Debutta il 23 ottobre al Maggio musicale fiorentino e poi sarà all'Auditorium a Roma nel 27.
L'opera ha le musiche e la direzione di Nicola Piovani, il libretto mio e la regia di Massimo Popolizio, cosa chiedere di più? Quella di Romanzo Criminale - sottolinea De Cataldo - è un'avventura che non vuole finire, manca solo il graphic novel da affrontare.
E così dopo il romanzo best seller pubblicato nel 2002, ispirato alla vera storia della banda della Magliana, che opera in Italia a Roma a partire dalla fine degli anni settanta, il film di Michele Placido del 2005 con Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria e la geniale intuizione di Riccardo Tozzi di Cattleya di farne una serie che ha contribuito al lancio di Sky in Italia e ha segnato il primo momento di riscatto della serialità contemporanea italiana rispetto ai successi americani, lanciando una nuova generazione di attori come Alessandro Roja, Vinicio Marchioni, Francesco Montanari e altri diretti da Stefano Sollima, ora la scommessa della versione opera lirica.
Sono assolutamente entusiasta, emozionato e immensamente felice di questo progetto. Sapere che ora dal mio lavoro nasca addirittura un'opera lirica per me è una vera conquista.
Romanzo criminale è un romanzo popolare di genere che è diventato un romanzo monumentale nel corso del tempo". Da autore a 360 gradi cosa pensa del dibattito sull'intelligenza artificiale.
E' catastrofista o realista? "Sono molto preoccupato, soprattutto perchè se ne stanno preoccupando loro, i big dell'AI. Ero un grande appassionato di fantascienza, dagli anni '50 nell'immaginario fantascientifico americano c'è lo scenario della macchina che si ribella e da allora la cosa mi inquieta.
Invece da ex magistrato e autore pensa che rispetto ai suoi inizi sia cambiato qualcosa ora che i grandi processi sono così mediatici, come quello di Garlasco ad esempio.
Molto è cambiato nel rapporto con gli spettatori e i lettori che oggi esigono una qualità di scrittura diversa, non si può più improvvisare, c'è una cresciuta conoscenza, consapevolezza, quindi anche per chi scrive il contemporaneo è faticosissimo.
E poi c'è tutto un discorso da tenere presente sull'uso politico della cronaca nera che è veramente massiccio da noi.
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